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@2023 by Chiesa Evangelica ADI Forlì

le nostre storie

In questa sezione potrai leggere alcune storie di uomini e donne, "fratelli" e "sorelle", della nostra comunità. Sono storie di vite trasformate dalla Grazia di Dio, da un incontro personale con Dio, che ancora oggi è in grado di dare senso e significato.

 

Scopri quello che il Signore ha fatto per noi.

Scopri quello che il Signore può fare per te. 

 
 

Ciao, mi chiamo Stefano. Dio ha cambiato la mia vita e vorrei spiegarti come.

Sono nato in una famiglia di credenti evangelici e fino all’età di 14 anni ho vissuto una vita “casa e chiesa”.

 

Questo modo di vivere l'ho sempre reputato sincero, perché alcuni comportamenti della mia famiglia me lo facevano valutare così, come ad esempio il fatto che ogni giorno si leggesse la Bibbia e si pregasse: questo tipo di cose non possono certo essere fatte…per finta!

Grazie a Dio ho sempre vissuto nella gioia, nell'amore, nel sorriso e questo clima mi ha aiutato a crescere conoscendo e seguendo le giuste “virtù”, ma ad un certo punto, come ogni ragazzo, decisi di distaccarmi un pò dalla famiglia per cercare di capire meglio il mondo che mi circondava.

Alle suole scuole superiori notavo che nella mia classe c'erano vari leader, stimati, seguiti da tutti e apparentemente bravi in ogni cosa. Mi accorsi che per essere tenuti in considerazione, non dovevano fare altro che comportarsi male, dire parolacce, picchiare, mentire, ecc..

Decisi quindi di diventare anch'io uno di loro! Non ci riuscii mai del tutto perché la mia coscienza mi faceva sentire "sporco", ma in ogni caso, comportandomi in quel modo, il mio orgoglio crebbe a dismisura.

 

Ho combattuto per molti anni con me stesso. Desideravo essere considerato una persona di valore e non certo undebole, come invece spesso traspariva dagli sguardi degli altri.

D'estate andavo in discoteca ogni giovedì sera (di nascosto da mia madre); in realtà non mi divertivo, ma la mia "felicità" consisteva nel vedere che tutti quelli che frequentavano quel posto mi conoscessero, mi salutassero e mi rispettassero. Quando tornavo a casa speravo che mia madre dormisse per non dover sostenere con lei un finto sguardo “puro".

Sapevo bene che non stavo facendo un torto solamente a lei o a me stesso, ma la mia “mancanza” era nei confronti di Dio e Lui me lo faceva capire bene, attraverso un senso di insoddisfazione, di solitudine, di vuoto, ecc..

A peggiorare questa situazione si sommarono enormi problemi familiari, che nel giro di pochi mesi, (in una età già complicata) mi portarono ad assistere "passivamente" a situazioni veramente difficili, impossibili da descrivere (litigi, bugie, tradimenti, processi, ecc…).

In quei periodi le mie amicizie cambiarono in relazione al senso di dover sentire il mio orgoglio appagato. Iniziai a frequentare gente maleducata e irascibile, ladri occasionali, ragazzi che non esitavano ad alzare le mani, persone che reputavo simpatiche anche se l'unica cosa che mi legava effettivamente a loro era il fatto che mi rispettavano e mi stimavano.

Eppure, quando tornavo a casa, continuavo a sentirmi solo, insoddisfatto e inadatto a loro.

Nel luglio 2010 decisi di andare in un campeggio evangelico. Per la durata di quei 10 giorni mi sembrò di ritornare a quella vita perfetta e felice "casa e chiesa", perché in quel luogo vedevo tanti ragazzi che amavano Dio con sincerità e non erano certo costretti a vivere come eremiti su un monte; anzi, molto semplicemente seguivano i consigli della Bibbia.

Erano felici e soddisfatti, pieni e completi, si divertivano in modo sano e si consolavano tra loro, ma la cosa che mi colpì di più era l'importanza che si davano a vicenda e l'importanza che dicevano di avere per Dio. In quella settimana la mia preghiera fu: “Dio, so che esisti, dammi le stesse certezze e le stesse gioie che hanno loro!”.

Tornato a casa, tutto sembrava continuare “normalmente”, ma mi resi conto molto bene di una cosa: io avevo fatto un passo verso Dio e in risposta Lui ne stava facendo mille verso di me.

Iniziò a trasformare la mia vita, cominciai ad andare in chiesa, a leggere la Bibbia e a pregare con grande assiduità: più lo facevo e più Lui mi parlava e dava pace al mio cuore.

Negli ultimi giorni di quell’anno, una domenica mattina mi trovavo in chiesa e Dio mi fece comprendere che sbagliavo a credere di aver vissuto alcuni anni felici e altri come “vittima del mondo e della famiglia”.

Ogni mia scelta ed ogni mio errore erano stati fatti consapevolmente ed erano una mia personale responsabilità. Quella mattina mi vennero in mente tutti i miei peccati, dal più insignificante al più grave e davanti a quella “nudità” non potevo più trovare scuse, potevo solo chiedere perdono a Dio. Feci proprio questo: con tutto il cuore Gli chiesi perdono per ogni sbaglio, per ogni volta che Lo avevo rigettato. Improvvisamente mi sentii libero, “leggero”, come se tutto lo spazio del mio cuore che era occupato dai miei peccati si riempì dell'amore di Dio.

Quel giorno Dio mi fece comprendere la sua salvezza e, proprio da quel giorno, Lui ha cominciato a modellare la mia vita (e lo fa ancora oggi!).

Tante cose non le so spiegare bene, ma posso solo dire che “prima ero cieco e adesso ci vedo”, che prima ero solo mentre ora sono circondato da fratelli e sorelle che mi amano, prima ero senza importanza e ora interesso al Re dei Re.

I problemi nella mia vita non sono finiti, alcuni si sono risolti, altri peggiorano, ma sono certo che “tutto coopera al bene di coloro che temono Dio”, sono certo che Dio non mi lascerà mai solo e che continuerà a sostenermi e ad operare nella mia vita e nella mia famiglia.

 

Egli vuole fare tutto questo anche per te, cercalo con cuore sincero e si farà trovare.

Salvezza?! E da cosa! Io sono un bravo ragazzo... Non mi manca nulla, non faccio male a nessuno. In realtà sapevo che non era così...

Ciao, mi chiamo Maicol e vorrei raccontarvi quello che Dio ha fatto nella mia vita.

Sono nato in una famiglia evangelica, quindi sin da piccolo ho ricevuto degli insegnamenti sani riguardanti la Bibbia. Andavo in chiesa ogni domenica e quindi mi ritenevo a posto davanti a Dio. Non facevo nulla di male e agli occhi di tutti ero un bravo ragazzo; nella mia mente pensavo "non sono certamente un peccatore, come tanti altri", o ancora "Dio non può rimproverarmi nulla". Eppure succedeva qualcosa che non riuscivo a spiegarmi: pensavo di avere tutto, eppure non riuscivo ad essere pienamente felice. Sì, mi divertivo e in apparenza ero molto sereno, ma più passavano i giorni più mi rendevo conto che la mia felicità non era reale: mi mancava sempre qualcosa. Cercavo di non ascoltare questi pensieri, ma questo vuoto diventava sempre più grande nella mia vita, e nonostante da fuori nessuno si accorgesse di niente, io non mi sentivo a posto. Vedevo la pace e la serentità nella mia famiglia, nei fratelli e nelle sorelle della chiesa, e mi rendevo conto che io non avevo quel tipo di serentità e pace autentica.


Un giorno mi recai ad un campeggio evangelico, e con me portavo sia il mio sorriso di facciata che i dubbi laceranti del mio cuore. Una sera, una meravigliosa sera, Dio parlò direttamente alla mia vita (per quanto possa sembrare strana questa affermazione!). Mi fece comprendere, attraverso la predicazione tratta dalla Bibbia, che io ero un peccatore esattamente come tutti gli altri; non serviva "uccidere e rubare" per far parte di questa categoria, ma anche solo un pensiero malvagio (e quanti ce n'erano!) poteva rendermi "in difetto" davanti al Signore.
Scoprire di essere un peccatore fu per me una crisi, ma anche uno stimolo per rivolgermi a Dio come non avevo mai fatto fino a quel momento.

La mia preghiera non fu molto articolata, ma nella semplicità dissi a Dio "Signore sono un peccatore. Ti prego, perdonami. Fammi sentire quella pace di cui parlano in chiesa". In quel momento sentii dentro me una pace che non è possibile descrivere a parole, la sensazione che il peso del peccato (che io non ero disposto ad ammettere) veniva portato via; in quel momento ogni dubbio sparì, ogni incertezza scomparve: Dio mi aveva salvato. Si era avverato anche nella mia vita quello che è scritto in I Giovanni 1:9 "Se confessiamo i nostri peccati, Dio è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità" e ancora "Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore" (Rom. 5:1).
Anche io avevo finalmente sperimentato di persona quella pace di cui avevo tanto sentito parlare, e oggi posso testimoniare che la presenza di Dio nella mia vita non è mai mancata, ma la sua guida è tangibile, reale, innegabile ogni giorno.

Caro amico, cara amica, se anche tu non ti ritieni "grande peccatore", o una "grande peccatrice", sappi che "Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio". Il fatto di credere di non avere sbagliato, non significa che le cose stiano realmente così. Permetti a Dio di convincerti e confessa a Lui i tui errori: Lui sarà fedele e giusto da perdonarti, liberati dal vuoto che ti assale e farti una nuova creatura! 

 

 

Mi chiamo Victoria e ripensando alla mia vita oggi, insieme al Signore, mi sembra che ogni anno passato lontano da Lui sia stato sprecato. Ho avuto il privilegio di nascere in una famiglia che credeva in Dio e molte volte ho sentito parlare della Bibbia, ma la cosa mi ha sempre lasciato indifferente.

 

Tuttavia, come nessuno può sfuggire alle circostanze difficili della vita, anche sulla nostra famiglia giunse un duro colpo: nostra madre morì all’età di soli 26 anni, lasciando me e gli altri miei tre fratelli piccoli. Questo evento fece in modo che noi quattro crescessimo molto uniti e con un amore profondo gli uni verso gli altri; ma soltanto chi ha sperimentato la vita da orfano può capire.

Sentivo nell’anima un vuoto immenso, che ho sempre cercato di riempire nelle direzioni sbagliate, allontanandomi sempre di più da Dio. Lui non aveva alcun posto nella mia vita: mi limitavo solo a credere che esistesse e, come molti, a chiedergLi aiuto nei problemi. Non sono mai riuscita a trovare la pace e giorno per giorno speravo di poterla ottenere realizzando le cose “materiali”.

Ho una famiglia con 2 figli e tutto ciò che desideravo era educarli e prepararli alla vita; ma sento di aver sbagliato anche in questo perché non ho insegnato loro ad amare il Signore. Ho vissuto come “nelle tenebre”: piena di incertezze, preoccupazioni e difficoltà insormontabili.

 

La situazione peggiorò ancora, quando il 13 agosto del 2009 morì anche mia sorella Maria dopo una lunga sofferenza dovuta al cancro. Vivendo in Australia, non sono potata starle vicino né in quei momenti così difficili e nemmeno per il suo funerale e la cosa colpì ancora più a fondo la mia anima.

In quella occasione mio nipote mi invio un DVD con la cerimonia evangelica, alcune fotografie ed un lettera nella quale mi descriveva l’ultimo periodo della sua vita. In quella lettera scoprii che mia sorella, prima di morire, aveva realizzato una profonda esperienza di fede con il Signore e nella più dura sofferenza della malattia, lei pregava giorno e notte che Dio si rivelasse nella mia vita e in quella di mia sorella affinchè potessimo un giorno incontrarci nel cielo. Sprofondai allora in una tristezza difficile da descrivere: per un lungo periodo continuai a guardare quel DVD e ad ascoltare quei canti finchè un giorno mi accorsi di qualcosa di sorprendente: ogni parola di quel DVD sembrava essere rivolta personalmente a me.

Era come se Dio mi stesse parlando, ed io esaminai la mia condizione: “cosa sto facendo della mia vita?”. Fu proprio in quel momento che il mio cuore, così duro fino a quel giorno, cominciò a “sciogliersi” e piansi come mai prima per la mia vita e soprattutto per i miei peccati nei confronti di Dio.

 

Oggi posso ringraziare il Signore perché per più di 50 anni ha avuto pazienza con me e quando mi sono arresa a Lui non mi ha lasciato in quella condizione di tenebre, ma mi ha  portato “dalla morte alla vita”!

Ed io lo ringrazierò ogni giorno perché non c’è niente di meglio, in questo mondo, della pace e della speranza che provengono da Lui: la sua sicurezza e la sua presenza nella mia vita sovrastano ogni sapienza umana e danno senso ad ogni cosa.

 

E lo ringrazierò anche nelle difficoltà che Lui permetterà, perché oggi so che non sarò mai più sola.

 

Avevo 25 anni ed un colpo di arma da fuoco mi ha accidentalmente raggiunto alle vertebre cervicali. Paralisi totale, dal collo in giù. Ma Dio è stato con me, ed oggi...

Mi chiamo Davide e sono nato in una famiglia di credenti cristiani evangelici. I miei genitori, fin da piccolo, mi hanno trasmesso buoni e sani insegnamenti basati sulla Bibbia. Frequentavamo assieme le riunioni in chiesa, e Dio non ha mai mancato di benedire la nostra famiglia e di rispondere alle molteplici richieste di intervento. Finite le scuole, all’età di 19 anni incominciai a lavorare: che gioia essere economicamente autonomo. Poco tempo dopo, in maniera del tutto improvvisa, venne a mancare mio padre all’età di 65 anni; ma la certezza della vita eterna che il nostro amato Redentore dona al credente ci fece superare l’evento umano della morte. Mia madre ed io vivevamo assieme e la nostra vita continuava nel confidare ed amare il nostro Salvatore Gesù Cristo.

 

Nella serenità cristiana in cui vivevo, avevo anche fatto dei programmi per la mia vita: un percorso di studi, un lavoro, un matrimonio, dei figli, assistere i miei genitori e magari giungere infine a godersi la pensione. Avevo dei propositi impeccabili!

 

Tuttavia la Bibbia afferma che i pensieri e i piani dell’uomo spesso non corrispondono ai pensieri e ai piani di Dio. I miei programmi, per quanto buoni e sani, ben presto furono del tutto miracolosamente stravolti.

All’età di 25 anni, in una domenica di febbraio, accadde qualcosa che ancora oggi è inspiegabile.

Mentre mi trovavo in un campo di mia proprietà, fui raggiunto da un colpo di arma da fuoco alle vertebre cervicali: in un istante mi trovai a terra paralizzato.

Chiamarono i soccorsi. Sentivo le mie forze venire meno e, comprendendo la gravità dell’accaduto, riuscii a fare solamente una breve preghiera: “Dio, se è giunta la mia ora, rimetto il mio spirito nelle tue mani”. In quei momenti così terribili, provavo nel cuore una estrema serenità che solamente chi ha Dio nel cuore può comprendere. A causa dell’importante emorragia, persi i sensi e mi risvegliai due giorni dopo in ospedale: la misericordia di Dio mi aveva protetto e risparmiato da morte certa!

L’esito dell’accaduto fu inquadrato come paralisi completa dal collo in giù; ero in grado di muovere solamente la testa.

 

Concludendo questa mia breve testimonianza, voglio citare un’altra promessa biblica con la quale Dio garantisce testualmente all’uomo che, nella sua infinita grazia, Egli si prende sempre cura dell’orfano e della vedova. E così è stato per noi; mia madre, dopo oltre 20 anni senza marito è rimasta sempre fedele a Dio e ha lasciato questa vita terrena all’età di 87 anni con la serenità, la pace ed il conforto che solamente il Signore concede a chi si affida a Lui.

I miei dieci anni successivi all’incidente si sono articolati in lunghi e dolorosi ricoveri in ospedali e centri di riabilitazione e se non fosse stato esclusivamente per la consolazione e la forza ricevuta da Gesù in quei momenti terribili, oggi non sarei qui a raccontarlo. Non mi sono mai sentito solo e anche alla luce di questo evento disumano non mi sono mai pentito di averlo accettato come mio personale Salvatore.

 

Oggi posso camminare e Dio mi ha concesso una bella famiglia due bambini.

 

Caro lettore, accetta Gesù nella tua vita come personale Salvatore ed Egli si prenderà cura di te, come lo ha fatto per me e per tutti coloro che lo amano, donandoci la salvezza e la certezza della vita eterna in Lui.

 

Ciao mi chiamo Cristina ed anche io vorrei raccontarvi quello che Dio ha fatto nella mia vita.

Sono nata in una famiglia cattolica, non praticante, dove però non si parlava mai di Dio, ma mi era stato solo presentato un Dio lontano, che aveva cose molto più importanti da fare che interessarsi di me.

I miei genitori mi hanno dato buoni insegnamenti, mi hanno sempre insegnato a rispettare gli altri, ad essere educata e rispettosa verso tutti; dovevo andare a catechismo, fare la comunione e la cresima, perchè questa era la tradizione.

Io pensavo che tutto questo bastasse, che fosse sufficiente comportarsi bene e seguire le tradizioni per essere ‘a posto’ con Dio e una brava ragazza agli occhi di tutti.

Durante l'adolescenza incominciai a sentire dentro di me un vuoto che provai a riempire con i divertimenti, la discoteca, le serate con gli amici, ma appena tornavo a casa quel senso di insoddisfazione rimaneva.

Avevo molti amici, ma alcuni mi hanno delusa, altri si sono allontanati avendo intrapreso strade diverse; avevo anche un ragazzo ma non era abbastanza perchè nemmeno lui riusciva a colmare quel vuoto: non poteva darmi quello di cui avevo bisogno.

Nessuno riusciva a darmi sicurezze, non vedevo nessuno pienamente felice.

Un giorno all’università incontrai un ragazzo, diverso dagli altri: era sempre disponibile, gentile, sicuro di sé e soprattutto felice. Volevo conoscere il motivo per il quale era così solare e un pomeriggio parlandoci, mi disse che c’era una persona che lui amava più di qualsiasi altra cosa: Dio!

Io rimasi senza parole. Possibile che un ragazzo appena ventenne, nel 2012  dica di amare Dio?

Continuò dicendo che Dio lo aveva reso felice perché era morto per salvare lui, ma anche me e che Gesù è unaPersona ed è vivo. Mi invitò a non limitarmi a credere alle cose che mi stava dicendo, ma di mettere alla prova Dio. Mi disse: “Vai nella tua camera questa sera, chiudi la porta e prega, come se Gesù fosse lì. Sono sicuro che qualcosa succederà!”.

Accettai la sfida: quella sera andai nella mia camera e parlai con Dio e gli chiesi di farsi conoscere nella mia vita come aveva fatto con quel ragazzo. Quella notte non accadde nulla, ma la mattina successiva, appena sveglia sentii come una "voce" dolce dentro di me che mi diceva di andare a chiedere scusa a persone con le quali avevo litigato tempo prima. Più cercavo di mettere a tacere questa voce più si faceva forte e così, quel giorno stesso, proprio io che ero una persona piena d’orgoglio, spinta da quella voce andai a scusarmi con quelle persone e quando lo feci mi sentii come se un peso scivolasse via e provai una pace e una felicità indescrivibili.

Leggendo poi la Bibbia scoprii che quella "voce" che avevo sentito era la voce di Dio. Avevo potuto perdonare gli altri perché Lui per primo mi aveva perdonata. Realizzai che Gesù era entrato nella mia vita e che la mia pace era la Suapace e la gioia che sentivo me l’aveva donata Lui.

Allora non era vero che Dio non si interessava di me! Ho scoperto anche che Dio mi ha amata tanto da donare suo figlio Gesù per salvarmi e che solo questo Suo grande amore poteva colmare il mio vuoto, come è scritto nel Vangelo di Giovanni "Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Unico Figlio, affinchè chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia vita eterna!"

Io ringrazio Dio ogni giorno per il grande regalo che mi ha fatto, lo ringrazio perché quel meraviglioso giorno mi ha perdonata e mi continua a perdonare; proprio a me, che non avevo mai considerato Dio nella mia vita ed ora invece non potrei vivere senza di Lui.

Caro amico/a se anche tu senti dentro di te un senso di insoddisfazione che non può essere riempito, se stai cercando una verità in questa società che sembra non averne nessuna, chiedi a Gesù di farsi conoscere anche nella tua vita, Lui si lascerà trovare!